Miracoli

Ho scritto queste riflessioni su “Miracoli” di Anna Beecher -Edizioni Atlantide- nella giornata mondiale della poesia, e poetico è il primo aggettivo che mi viene in mente pensando a questo luminoso esordio. 

Miracoli racconta la storia di una famiglia che si stringe attorno a Joe, un giovane uomo che si ritrova improvvisamente a fare i conti con una diagnosi spietata, attraverso la voce narrante di sua sorella Emily, di pochi anni più piccola. La narrazione è ispirata alla storia vera del fratello dell’autrice, a cui il libro è dedicato. 

Attorno a questa vicenda si snodano – dentro un continuo oscillare di piani temporali- le storie dei nonni di Emily e Joe, Edward e Eleonor, e, scivolando ulteriormente a ritroso nel tempo, dei genitori di Edward. 

Questa frammentazione della narrazione mi ha fatto pensare a delle tessere di un puzzle che si incontrano e ricompongono in una dimensione altra, sospesa, un po’ come avviene nei sogni, illuminando di una luce carica di risonanze il presente e, in particolare, le figure di Joe e di suo nonno Edward.

Lo sguardo della Beecher mi è parso denso di poesia e verità al contempo. Non mi riferisco alla verità fattuale della vicenda narrata, ma ad una verità emotiva che si dispiega portando il lettore “tanto dentro… tanto vicino” all’alternanza di emozioni -sempre in bilico tra speranza e disperazione- di una sorella che,  dopo passo, accompagna l’amato fratello nel percorso più difficile. 

Ho amato la voce coraggiosa e vibrante di questa scrittrice; non è semplice raccontare questo restare accanto senza scivolare nel morboso o nel retorico. 

Mi ha commossa il Miracolo che -attraverso lo sguardo di Emily- si frantuma in una moltitudine di piccoli luminosi miracoli minori, “quelli che brillano ovunque”, a patto di riuscire a dilatare le maglie del reale, contattando una dimensione sottile. 

Non a caso -verrebbe da dire- la parola miracolo racchiude al suo interno un nucleo etimologico che rimanda all’idea del meravigliarsi e dell’accorgersi. 

Ho iniziato queste riflessioni definendo Miracoli un libro poetico. Le concludo dicendo che forse i miracoli e la poesia condividono proprio la dimensione della meraviglia, quale possibilità di riconoscere e raccontare frammenti di luce e di bellezza anche nelle notti più buie. 

Poi abbiamo cominciato a fluttuare, lontani dal mare, nelle strade della città. Dita delicate mi sfioravano la pelle sopra il cuore. Amavo le strade e i colori scintillanti dei negozi. I corpi. La gente brillava di vuoti. Lo spazio in cui c’era stato un bambino. Lo spazio in cui c’era stato un rene. Lo spazio che era rimasto molle, nel punto in cui avevano operato un tumore. L’acqua salata mi sgocciolava dai capelli mentre ci muovevamo in quella folla di vivi e morti.

Il segno di uno pneumatico per strada e il mazzo di fiori che avvizziva, legato a un palo. Ogni singola vita si formava accanto a un’assenza. Tutti quegli sconosciuti sorridevano e conoscevano i nostri nomi.”


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