Il weekend

Cercavo -come sempre mi succede- un pretesto da cui partire per raccontarvi qualcosa de Il weekend, il romanzo della scrittrice australiana Charlotte Wood, edito da NNeditore, e ho pensato alla sua bellissima copertina. I profili dei volti di tre donne mature, l’argento dei loro capelli che un po’ si confonde con il cielo, un po’ si staglia su uno sfondo di un intenso rosso magenta. I tre volti sembrano guardare tutti nella stessa direzione… probabilmente lo fanno, ma da tre angolazioni diverse, esprimendo ciascuna un’intenzione. E un’emozione. Ho cercato di individuare, senza riuscirci, la precisa sfumatura di rosso della copertina, perché è un colore che mi piace molto. Un colore caldo, pulsante, che sento molto sintonizzato con l’intensità emotiva -la vita?- che scorre dentro le pagine di questo libro.

Il weekend è un romanzo spiazzante, nel senso che pone il lettore di fronte a degli elementi, a degli sviluppi della vicenda che lo disorientano e lo fanno vacillare, assieme alle protagoniste.

Jude, Wendy e Adele sono tre amiche ultra settantenni che si ritrovano nella casa delle vacanze di Sylvie – un’altra loro amica morta qualche mese prima- alle prese con il compito di svuotare l’abitazione che deve essere messa in vendita. La vicenda si snoda nell’arco di un weekend natalizio, e già questo elemento diviene un dettaglio che produce una dissonanza.

Che giorni sono, questi, per le tre donne? Giorni intrisi di malinconia, smarrimento, ambivalenza; giorni sospesi tra il ricordo dei tanti momenti trascorsi tutte assieme, e un tempo presente che le pone davanti ad un vuoto impossibile da rimuovere. Sullo sfondo, l’aria di festa del Natale. Wendy, Adele e Jude arrivano nella casa di Sylvie ciascuna con il proprio bagaglio, ciascuna con la propria zona d’ombra: le storie non potrebbero essere più diverse, eppure c’è un senso di sospensione e di inquietudine che le accomuna. La morte della quarta amica le addolora e spaventa anche rispetto all’equilibro del loro piccolo gruppo, un po’ come se Sylvie avesse svolto una funzione di mediazione e di collante tra loro. La sua assenza è una presenza palpabile all’interno della storia, tassello mancante che fa saltare un equilibrio relazionale. Anche la vecchia casa -con la sua bellezza decadente- è molto più di un mero sfondo. Appare sospesa in una dimensione che precede un cambiamento; ferma in quell’atmosfera di quiete apparente che fa da preludio ad una tempesta che non sarà solo metaforica. Altro personaggio centrale del libro è Finn, il vecchio cane di Wendy, presenza capace di irradiare un’umanità emozionata ed emozionate, espressione di quel sentire profondo, viscerale, che precede ed attraversa la parola.

Non entro volutamente nei dettagli della trama, ma la sensazione che ho provato, leggendo Il weekend, è stata quella di assistere al silenzioso ma inesorabile formarsi di un’onda che monta ed incombe sulle protagoniste, in un crescendo di pathos magistralmente orchestrato dalla Wood.

Tornando al tema dello spiazzamento, lo stile brillante ed ironico del romanzo diviene la via -coraggiosa e mai banale- tracciata dall’autrice per toccare temi complessi, drammatici… conducendoci -appunto- dove non avremmo creduto di arrivare.

Ho letto Il weekend a settembre, ma scrivo questo post solo ora, e non credo sia un caso. Sarà che il Natale – questo strano e dolente Natale- si avvicina… sarà che le polemiche -vergognose- degli ultimi giorni sulla mancata “produttività” degli anziani mi hanno fatto tornare in mente Adele, Wendy e Jude e il modo decisamente antiretorico in cui la Wood ce ne restituisce le voci, delineandone i profili con intelligenza, profondità ed ironia. Mi è parso uno sguardo inedito sulla vecchiaia; un tentativo di “trovare le parole per dirlo”, non bypassando le criticità di questa fase della vita, le angosce e i problemi che possono caratterizzarla, ma dando spazio e voce anche ai desideri, alla voglia di vivere, alla possibilità di cambiare e (ri)cominciare.


Lascia un commento