I vaccini tra fiducia pretesa e obbligo

Fiducia e fede condividono la stessa radice – riconducibile al nucleo emozionale del credere-  ma dispiegano tale senso su due territori diversi. La fede (ri) chiede uno slancio, traducendosi in un atto capace di sospingere su di un livello che non è tangibile nè verificabile, quantomeno attraverso la logica -e i limiti- del pensiero razionale. La fiducia, invece, è un sentimento che, presto o tardi, necessita di conferme, evidenze, per alimentarsi e durare nel tempo.

La diffidenza, dunque, si pone quale esito di un fallimento della fiducia, piuttosto che come posizione di partenza, riconducibile a dei tratti di personalità innati. Fallimento che, a determinate condizioni, si cristallizza in uno sguardo problematicamente sfiduciato sul reale, avvertito come carico di elementi inaffidabili e persecutori.

La protesta di quanti si stanno opponendo al decreto Lorenzin, credo che muova da una premessa comune, aldilà delle differenze, anche notevoli, di argomentazioni e toni: il fallimento della fiducia nella relazione tra cittadinanza e classe politica, in materia di tutela del bene comune, e, in questo caso specifico, della salute pubblica. 

Queste riflessioni nascono all’indomani della richiesta della fiducia, avanzata dal governo al parlamento, al fine di permettere la votazione del Decreto al senato senza discutere alcun emendamento, per evitare che scadessero i tempi per la sua approvazione d’urgenza. Ricordo che la fiducia, come era scontato che fosse, è stata votata, e il Decreto approvato.  Ma  che tipo di ricaduta psicosociale ha una mossa di questo tipo, entro uno scenario sociale già tanto lacerato e polarizzato sul tema?

La fiducia è un sentimento che si sviluppa a partire da una serie di premesse, e conferme poi, che legittimino la correttezza della concessione fatta. Non a caso, la fiducia si da, alla stregua di un dono… Pretendere di mettere in connessione la fiducia con la dimensione dell’obbligo, cosi come avvenuto in questa vicenda, è una contraddizione nei termini: verrebbe da dire: “ti chiedo di darmi fiducia, affinché io possa obbligarti… ma anche, al contempo, ti obbligo a fidarti di me…

Stupisce così tanto che uno scenario di questo tipo possa produrre, in una parte della cittadinanza, una reazione arrabbiata e carica di diffidenza?

Sento invocare come un mantra la fiducia nella Scienza, ma quello che oggi viene richiesto non è un atto di fiducia, bensì di fede! Cosa significa appellarsi alla Scienza tout court? Le questioni sul tavolo, concernono i rapporti tra scienza, case farmaceutiche e politica; questioni che si situano su un terreno scivoloso. Pretendere di negare tale complessità, al fine di situarla nell’iperuranio della Scienza pura, mi pare un’operazione intellettualmente scorretta, oltre che fuorviante.

La storia, anche recente, ci mette di fronte a precedenti significativi e inquietanti: uno tra tutti, la tangente pagata dalla Glaxo – SmithKline (sempre lei…) nel 1991 al ministro della Salute de Lorenzo per rendere obbligatorio il vaccino dell’epatite B. Vaccino che, ricordo, da quel momento viene somministrato all’interno l’esavalente a neonati di tre mesi. Vale forse anche la pena sottolineare come l’epatite B sia trasmissibile per via parenterale, vale a dire, attraverso il sangue e i suoi derivati, oppure per trasmissione sessuale. Quali sarebbero, dunque, le ragioni di natura scientifico- sanitaria che giustificano la somministrazione obbligatoria di tale vaccinazione  a neonati  di tre mesi?

Porre l’accento su aspetti di questo tipo, significa diventare dei complottisti? La gran parte di coloro che si oppongono al Decreto Lorenzin, non è della Scienza che dubita, ma della strumentalizzazione di una serie di dati per delle finalità quantomeno ambigue. Si pensi, ad esempio, all’emergenza morbillo. Tabelle alla mano, nel biennio 2002/2003, abbiamo avuto rispettivamente 18020 e 11978 casi di morbillo, contro i 2581, registrati dall’inizio dell’anno a maggio. Nel 2002/2003, però, non venne lanciato alcun allarme, non si parlò di epidemia, nonostante la copertura vaccinale fosse di qualche punto inferiore a quella attuale. Sono forse cambiati, negli ultimi dieci anni, i criteri che permettono di segnalare un’epidemia in corso e di lanciare un conseguente allarme? Ma, parliamo di criteri oggettivi (o come piace dire a tanti, scientifici) o di criteri emotivi?

Potrei continuare con gli esempi, ma mi fermo qui, nella consapevolezza che, in assenza di una reale disponibilità ad un ascolto aperto delle ragioni dell’altra parte, lo spazio per un confronto è inesistente. Si potrebbe replicare che questo è vero anche per l’altra parte, non meno cristallizzata nella sua diffidenza. Tale constatazione, però, ci riporta al punto di partenza: da dove origina questa diffidenza? Chi ne è responsabile? Le due parti di questa vicenda – che volutamente mi rifiuto di schiacciare entro etichette che si limitano a restituire visioni polarizzate- non sono sullo stesso piano, perché non detengono il medesimo potere. Una delle due, attraverso una fiducia pretesa che ha azzerato qualsiasi possibilità di confronto, negoziazione, ascolto, si è imposta sull’altra, ricorrendo alla dimensione dell’obbligo. Per la tutela di un Bene Superiore, beninteso! L’aspetto a mio avviso piú inquietante di questa vicenda, ė che questo abuso di potere non si accompagna neppure ad un’assunzione di responsabilità. Mi ergo, dunque, a tutore della tua salute, ma ti faccio firmare un bel consenso informato, che non si sa mai… Mi vengono in mente le storie delle famiglie che vivono il dramma di un figlio danneggiato dai vaccini. Storie diverse, ma accomunate da un elemento che definirei della fiducia tradita, non soltanto in ragione del danno subito, ma anche alla luce di un mancato riconoscimento -sociale, prima ancora che giuridico ed economico- dello stesso.

Non può esserci fiducia, in assenza di trasparenza, correttezza e libertà di espressione, quest’ultimo, altro piccolo dettaglio da sottolineare, considerando che i medici che dovrebbero sostenere ed orientare la pratica vaccinale delle famiglie, rischiano la radiazione se osano mettere in campo posizioni anche moderatamente critiche.

Questo sta segnalando, più o meno consapevolmente, una parte della cittadinanza. Schiacciare tale complessità di livelli, sentimenti, motivazioni, entro etichettamenti denigratori e sarcastici (No Vax, Free Vax, anti-Scienza…) mi pare un’operazione miope ed ottusa, prima ancora che inaccettabile.

E, comunque, #nonfinisce qui …


2 risposte a "I vaccini tra fiducia pretesa e obbligo"

  1. Leggo solo ora questo post che ho trovato ottimo ed illuminante. Mi piace la distinzione che fai tra fede e fiducia, mi piace come conduci la gente nel tuo ragionamento, come arrivi a spiegare che la scienza dovrebbe basarsi sulla fiducia più che sulla fede, come porti alla luce alcuni dettagli che dovrebbero essere pubblici ma che in realtà sono stati fatti finire bellamente nel dimenticatoio, come la storia legata al vaccino del morbillo.
    Insomma, 10 e lode in toto!

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    1. Grazie Priscilla,
      mi fa molto piacere il tuo riscontro 🙏🏻😌, specialmente per il tuo cogliere come abbia tentato di proporre una riflessione su questo tema tanto controverso, piuttosto che “affrontarlo di pancia”, come troppe volte mi sembra venga fatto…

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