Inizio

Iniziare per me è sempre stata una questione complicata. Cercavo un pretesto da cui partire e, alla fine, ho deciso di farlo dalla prima immagine che mi viene in mente, pensando a questo blog: uno spazio vago. Quello spazio vago che, del blog, è diventato quasi paradossalmente anche il sottotitolo. Sottotitolo che azzarda una definizione “non definita” -vaga appunto- del blog stesso.image

Sarà anche per deformazione professionale -sono una psicologa psicoterapeuta- ma non potrei che partire da qui: dalla verità di un’immagine che, semplicemente, appare. Accade. Non sono io, allora, a scegliere da dove, e come, iniziare, ma è l’inizio a pararmisi davanti.

Mi capita spesso di pensare alle parole come a delle porte che, se aperte, spalancano scenari affascinanti ed unici da esplorare; il prodotto prezioso di questo incontro è un significato emozionale che non ha pretese di verità oggettiva, né la ricerca. Il tentativo è quello di risalire al cuore/radice della parola, partendo dalla sua etimologia, così come ho imparatonegli anni della mia formazione universitaria, risuonando al suono dei suoi antichi significati.

Oggi, certamente più di ieri, mi accorgo del ruolo centrale dello sguardo – che poi é un sentire- di chi alla parola si accosta; ne colgo il limite che però, al contempo, è anche la sua più grande ricchezza.

Ma torniamo allo spazio vago, dopo questo di-vagare. Vago, dal latino “vagus”: errante, incerto, ma anche desideroso. La vaghezza come punto di partenza, scenario indefinito perché sconosciuto e avvolto nella nebbia: uno spazio vago chiede di essere attraversato, rinunciando al controllo, accettando di errare, vagare appunto. Ma lo spazio vago è anche la terra del desiderio -vagheggiare- forza sotterranea spesso non scontata, né immediatamente accessibile; processo che necessita di tempo e di fiducia per potersi dispiegare e prendere così forma e consistenza.

Nell’accezione comune, questa parola tende a non godere di una buona nomea, perchè associataa qualcosa di inconsistente, fumoso, ambiguo: è questa, forse, la zona d’ombra, della parola, espressione di una vaghezza che si cristallizza, divenendo una dimensione subita e non attraversata. C’è un rischio, insomma, nella vaghezza, ma anche un potenziale creativo.

Ma qual è, insomma, concretamente, il tema di questo blog, potrebbe chiedersi qualcuno; rispondo con una citazione in cui tanto mi ritrovo del filosofo Jean Guitton:

Tutte le spiegazioni sono inutili, credo agli incontri.

Ci risiamo, una risposta vaga; una risposta che non risponde, o che, semplicemente, lo fa nell’unico modo in cui sento e so di poterlo fare: invitandovi ad entrare in questo spazio e, se ne avrete voglia, a provare a risuonare con quanto andrà emergendo. A mano a mano…


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