“A volte mi abbracciavi
come si cerchiano i palazzi
quando si crepano
e la casa era piena del sibilo della corrente industriale e del tuo odore
di tiglio e di marina
ventilata”
Maria Grazia Calandrone (da Giardino della gioia)
Oggi è il 14 febbraio e mi sono ritrovata a pensare che qui su Lo Spazio Vago non credo di aver mai “scritto d’amore” mettendolo apertamente al centro delle mie riflessioni.
Il fatto è che mi pare un tema scivoloso e al contempo così ridondante che non è semplice individuare un taglio che permetta di “aggiungere” qualcosa al già detto.
Provo oggi a fare un’eccezione, e a dire qualcosa sulla relazione nel modo che forse avete imparato a conoscere su questa pagina: fornendo piccoli pretesti e suggestioni.
Nella nostra famiglia l’appassionato di cucina è indubbiamente mio marito -a dirla tutta, cucina sempre lui- eppure negli ultimi tempi mi ritrovo spesso a maneggiare metafore culinarie all’interno della stanza della psicoterapia, quando viene in figura il tema dell’equilibrio all’interno di una coppia.
Cos’è che rende un piatto equilibrato?
Siamo confrontati con una sensazione che ci restituisce l’idea di elementi che sono stati sapientemente dosati e che, nell’insieme, realizzano qualcosa di bilanciato e armonico. Non sono però così certa che attenendosi scrupolosamente ad una ricetta il risultato sia garantito. Mi viene da pensare che entri in gioco anche la dimensione dell’esperienza, il fatto di mettersi in gioco e procedere per tentativi e per errori, compiendo via via una serie di aggiustamenti.
Non esistono ricette universali in grado di garantire la riuscita e l’equilibrio di una relazione sentimentale. Vi sono, ovviamente, una serie di ingredienti che ci permettono di delineare su di un piano teorico le dimensioni che caratterizzano una relazione in salute: penso alla reciprocità, alla presenza, all’ascolto, al desiderio, alla condivisione di progetti e interessi, ma… il modo in cui questi interagiscono e il risultato che realizzano è qualcosa che attiene all’unicità di ciascuna storia.
L’equilibrio non è mai uno stato definitivo, ma un processo che richiede una cura costante.
La relazione è quel terzo di cui la coppia è chiamata -insieme- a prendersi cura giorno dopo giorno.
Non a caso, una parola che mi viene in mente a questo proposito è manutenzione, che contiene al suo interno l’idea di mani che tengono… mani che si tengono?
La coppia è chiamata a interrogarsi sulla propria ricetta d’amore, mantenendo sguardo, cuore e mani attente, aperte e generosamente disponibili. Forse le relazioni “si fanno a mano (a mano)”. Con amore
