Ho conosciuto la poetessa Chandra Livia Candiani un pomeriggio di settembre. Fuori pioveva a dirotto, uno di quegli improvvisi acquazzoni di fine estate, preludio d’autunno; noi tre riuniti in cucina, ciascuno assorto nelle proprie attività, vicini e distinti al contempo. Ho conosciuto Chandra ascoltando la sua voce in un’intervista alla radio, dove, oltre a raccontarsi, leggeva alcuni suoi versi. A dirla tutta, avevo già letto alcune sue poesie, ma è attraverso la sua voce che le sue parole mi hanno davvero raggiunta, toccata, divenendo materia palpabile e restituendomi la consistenza viva e pulsante di un incontro in carne e ossa.
Immersi in questi tempi sfuggenti, dove l’illusione di iperconnessione troppo spesso ci isola e allontana, non è esperienza comune sentirsi convocati, contattati da parole che impongono un arresto. Ricordo, come fosse ieri, lo sguardo silenzioso tra mio marito e me, il nostro metterci in ascolto. Ascoltare Chandra – che significa Luna … che bella la pienezza luminosa della luna stasera- mi evoca ogni volta la medesima domanda: da dove viene questa sua voce? Voce sottile, eppure profondissima di bambina antica; voce che assomiglia a un sussurro, che sembrerebbe restare. Durare. Voce di bambina pugile –mi verrebbe da dire- parafrasando il titolo della sua raccolta più conosciuta.
Penso a lei come ad una poetessa delle connessioni, perché con i suoi versi costruisce nessi, ponti, tra l’assenza e la presenza, i pieni e il vuoto, il minimo e il grande… Ecco, allora, che certi confini si fanno più sfocati, fino a sfumare, i piani si moltiplicano e, sempre citando un suo verso, il cielo arriva fino a terra.
Così accadono incontri, impensabili se si resta inchiodati sul livello fattuale della realtà, ma possibili quando la parola poetica recupera la sua vocazione più autentica, rivelandosi parola che crea. Parola che squarcia, perché entri luce; parola che apre, creando spazi e possibilità inedite.
La poesia di Chandra Livia Candiani è una poesia che ci interroga – questa almeno è stata la mia esperienza- su cosa esista davvero, spostandosi con naturalezza dal piano di realtà, al sogno, alla dimensione spirituale, senza smarrire mai un ancoraggio al piccolo, al concreto, a ciò che una volta chiama la terra terra … come se la stessa spiritualità divenisse qualcosa da sentire ed accogliere nella semplicità di un gesto minimo, custodita nelle pieghe del quotidiano. Non credo di aver mai letto versi tanto intensi sull’assenza – e sugli assenti- su come certi vuoti si facciano presenza colma di senso e consistenza nell’esperienza di chi resta.
“Pensa, la relazione di ora,
questa nuova faccia dell’amore,
la chiamano lutto.”
Penso alla sezione Pianissimo per non svegliarti, contenuta ne “La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore”, ma anche alla precedente raccolta “Bevendo il tè con i morti“. Non vi è nulla di mortifero in queste pagine, le parole ridanno vita ad una presenza, tessendo i fili di relazioni che si mantengono, su di un livello di realtà altro, nutrendosi di segni, indizi, memorie, che sarebbe fuorviante confinare entro la fissità sbiadita del ricordo.
Parlami con segni con cenni
briciole sul davanzale
ideogrammi di ombre su piastrelle
trattami come me un uccello spaventato
come uno squilibrio nel tuo perfetto
ordine di conti chiusi,
rincuorarmi ridammi sede
nel petto acceso e non
questo parcheggio sotterraneo
in cui vivo sola senza discorsi
per i cosiddetti vivi, senza ponti.
Sono matassa di smarrimenti
senza disegno, sono calce
viva sotto pelle
di tamburo che vibra
a ogni sfioramento sono
bambino sbucciato
corso via perdutamente e poi caduto
a terra, come sparato,
al cuore. Su questi frammenti
soffia parola viva
vispa abitata da api
della luce. Io sono lì
nel tuo pugno
a prendere il sole
pianissimo, per non svegliarti.
Queste presenze – fantasmi?- non sempre hanno sembianze rassicuranti; alle volte destabilizzano, terrorizzano, ma mai lasciano la poetessa senza le parole … allora lei parla, e parlando procede, senza avere paura di avere paura…

Questo post partecipa agli esercizi di scrittura degli Aedi Digitali; il tema della settimana era #fantasmi.