Estate 

“Un frutto è sempre un bacio dentro l’altare del seme

e giugno ride e ride.

Più di febbraio e maggio

si fa sostanza, per questo il ramo ha dormito.”

(Mariangela Gualtieri, da “Senza polvere, senza peso”)

Estate è parola che scotta, come suggerisce la sua etimologia (dalla radice idh, ardere, accendere); sarà forse per questo che la mia prima reazione è di allontanamento. Sarà forse per questo che le prime immagini che mi affiorano dentro – il profumo buono della terra che riceve grata la pioggia di certi temporali; le vacanze in montagna, divenute oramai per noi una meta irrinunciabile- mi pare cerchino di stemperarla, l’estate.

Tra le quattro stagioni, l’estate è quella che sento meno vicina alla mia sensibilità; se dovessi associarla ad un colore, penserei ad un giallo pieno, accecante, incapace, per definizione, di ospitare ombre, sfumature. Chiaroscuri.

Mi piace pensare che alcune parole possiedano, accanto ad un’etimologia ufficiale, un’etimologia ufficiosa, fondata su assonanze ed associazioni. Un’etimologia non scientificamente dimostrabile -mi verrebbe da dire- ma comunque in grado di suggerirci delle piste interpretative interessanti. Nel caso di estate, penso allo stare, all’immobilità di certi pomeriggi infiniti. La cappa silenziosa del cielo opprimente ed appiccicoso, bucata soltanto dal suono delle cicale. Allora, estate diviene battuta d’arresto forzato, inquieta, malinconica, un po’ come se, raggiunto il punto più alto di luce -il picco- si iniziasse ad intravedere il declino.

Eppure…

Penso a come l’estate sia, forse, la più generosa tra le stagioni. È in questo tempo in cui il giorno pare dilatarsi all’infinito, che arrivano i frutti. Accade alle piante, ma, credo, possa accadere  anche a noi. Nel mio caso, mi sorprendo a realizzare come tanti mie momenti indimenticabili e profondamente trasformativi siano avvenuti proprio in estate.

Sarà forse che un frutto -qualsiasi esso sia- per venire alla luce, ha bisogno di questo corpo a corpo col calore? E di passare anche attraverso l’inquietudine dell’attesa e del re-stare? Quanta dolcezza, in certe sere d’estate, quando la luce sfuma lenta, assieme al calore…

Ciò che so per certo, è che spesso la vita ci sorprende e il tempo giusto, non è quello che a priori pretendiamo di individuare e scegliere, perché è lui ad accadere, offrendoci una possibilità, magari fuori stagione… 

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[Questo post partecipa agli esercizi di scrittura del gruppo Aedi Digitali con tema #estate]


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