Cercavo le parole per salutarti, Irene, e mi è tornata in mente questa poesia di Hikmet, peraltro legata ad un film che amo molto –le fate ignoranti- mi è tornata in mente, come traccia lontana, ed è come se, per la prima volta, l’avessi davvero compresa… “Le tue parole…”
Mi scopro, oggi, un po’ più sola, eppure in compagnia delle tue parole, semi che hanno attecchito e seguitano a germogliare. Grazie per la generosità, gratuita e cristallina di certi slanci; per l’intelligenza acuta e sensibile del tuo sguardo; per la complessità lieve (e proprio per questo tanto profonda) del pensiero. Grazie per avermi aiutata a comprendere come l’essenza del nostro lavoro abbia a che fare con la restituzione; con la possibilità di consegnare parole capaci restare, durare, incarnarsi in gesti e possibilità. Grazie per questo ultimo saluto, per aver trovato, fino alla fine, le parole per dirlo… Ti immagino, in continuità col “tuo destino nel nome”, brezza di pace… Continua ad ispirarci da lassù… ❤️

In questa notte d’autunno
In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.
(traduzione di Joyce Lussu)
Nazim Hikmet
Ps: Per chi non lo sapesse, il titolo del post rimanda al titolo di un bel libro della dott.ssa Bernardini “Elogio di una donna normale“, un libro che ho trovato prezioso proprio per questa rara capacità di sviluppare riflessioni complesse dentro uno stile apparentemente semplice e lieve. Un libro che mi pare la rappresenti molto e che consiglio caldamente a chi è interessato a riflettere sul femminile attraverso uno sguardo clinico accessibile anche ai non addetti ai lavori. Ho conosciuto Irene attraverso le pagine della rubrica settimanale che, dal 2004 teneva sul settimanale vanity fair, rubrica che, in un secondo momento, ha ispirato anche un Blog luielei
Dietro quella che lei amava definire solo una paginetta di carta, c’era -c’è- in realtà una storia professionale ed umana che della sottigliezza usa e getta di certe pagine di giornale ha ben poco e che, non ha caso, si intravedeva lucida ed illuminante anche attraverso le poche righe di una risposta. Conservo con cura alcune sue e-mail private, assieme al rimpianto di non essere riuscita ad accogliere la sua proposta di incontrarci per conoscerci di persona.
Riguardo al riferimento al destino nel nome (Irene significa pace), Irene ha fondato nel 1989 a Milano il centro Ge-A genitori ancora, il primo servizio pubblico di mediazione familiare, mettendo la sua competenza clinica e sensibilità al servizio di questioni cruciali quali la separazione, la gestione del conflitto e, di conseguenza, la costruzione difficile ma appassionante di una pace, intesa quale punto di arrivo, mai definitivo, ma da difendere e sostenere giorno dopo giorno…
Grazie per questa bellissima testimonianza sulla nostra tanto amata dottoressa di carta
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Grazie a te, Cristiana! Siamo in tante, e in tanti, “pieni” delle parole di Irene…
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